RICONOSCIUTO IL DIRITTO DEI GENITORI A COSTITUIRSI PARTE CIVILE NEL PROCESSO CONTRO GLI AGGRESSORI DEL FIGLIO
I genitori conviventi hanno subito allo stesso modo un danno enorme dovuto al tentato omicidio del figlio e hanno diritto di costituirsi parte civile nel processo penale a carico degli aggressori. E’ questo quanto stabilito dal Tribunale di Castrovillari, accogliendo così la richiesta dell’avv. Luca Franzese.
Infatti, secondo il Giudice, il danno subito dai genitori si configura come un danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale, un pregiudizio che non si esaurisce nel mero patema d’animo transitorio (danno morale), ma si riverbera negativamente sulle abitudini di vita, alterando sensibilmente la quotidianità e i progetti futuri della famiglia.
La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il danno da perdita o lesione del rapporto parentale deve essere inteso come un’unitaria categoria di danno non patrimoniale, che comprende sia la sofferenza interiore sia lo stravolgimento della vita di relazione, soprattutto nel caso di un tentato omicidio di un figlio.
Un aspetto cruciale riguarda la convivenza, la quale funge da elemento sintomatico di un legame affettivo intenso e profondo, tale da rendere immediata e presunta la percezione del danno. A tal proposito, la Cassazione ha ribadito che il diritto al risarcimento spetta ai familiari a prescindere dalla gravità assoluta delle lesioni del figlio, il danno risarcibile per i genitori non è solo una conseguenza emotiva dell’aggressione, ma la lesione dell’interesse costituzionalmente protetto all’intangibilità degli affetti, la cui prova può essere fornita anche tramite presunzioni semplici derivanti proprio dalla stretta comunanza di vita sotto lo stesso tetto

